Italia e Cina rilanciano la mediazione

20 maggio 2013
Il Sole 24 Ore
RITA FATIGUSO
PECHINO - Con i cinesi è meglio non litigare. Lo sanno bene quegli imprenditori che ci sono andati a sbattere contro, ma anche le controparti cinesi, quando si arriva al sodo, con gli italiani si muovono con gran cautela. Lo scontro di culture trova un terreno fertile (purtroppo) nelle liti commerciali, quelle alle quali il China business mediation center ovvero la Camera di conciliazione per la risoluzione delle controversie commerciali tra imprese italiane e cinesi vuol porre rimedio.
I tempi sono drasticamente cambiati dal dicembre 2004, quando tra la Camera Arbitrale di Milano e il Mediation Center del China Council for the Promotion of International Trade (CCPIT) di Pechino, grazie alla collaborazione con la Camera di Commercio Italo-Cinese, si trovò l'intesa per la nascita del Centro, in sigla ICBMC. Da allora, in otto anni, appena 60 contatti e 4 verbali di mediazione formale, 5 transazioni concordate grazie alla mediazione informale del Centro. Un bilancio magro che ha imposto la svolta. Ed ecco che oggi a Pechino, nella sede del l'Ambasciata italiana, gli stessi partner sottoscrivono l'accordo riveduto, corretto e potenziato perché possa essere effettivo. 


Strumento poco noto 
Si punta molto sul fatto che lo strumento possa essere divulgato, cosa che in questi anni è mancata. Gli avvocati lo conoscono poco. «Il Centro ICBMC era del tutto ignoto – rincara la dose Renzo Cavalieri, avvocato esperto di diritto cinese dello studio Bonelli, Erede, Pappalardo e architetto di questa riforma – rilanciarlo serve a mettere a disposizione degli operatori uno strumento che personalmente ritengo davvero potenzialmente utile per risolvere le controversie in due paesi come Italia e Cina, caratterizzati entrambi da problemi di accesso e funzionalità della giustizia. La Camera di Commercio Italo-Cinese, guidata da Mario Zanone Poma, potrà dedicarsi a questo a tempo pieno. L'ICBMC è frutto di un'intesa che capitalizza l'esperienza dei più importanti provider di servizi di conciliazione dei rispettivi paesi. Ideale punto di incontro, assiste le imprese e i professionisti operanti sull'asse Italia-Cina attraverso l'offerta dello strumento conciliativo». Insomma, Grazie alla mediazione, i partner commerciali coinvolti in una controversia possono diventare i protagonisti della soluzione della stessa. Hanno l'occasione di incontrarsi, discutere e risolvere il problema in un ambiente neutrale e riservato con l'assistenza di un mediatore. Il ruolo del mediatore è di aiutare le parti a sviluppare un negoziato e a raggiungere un accordo. 

Quanto costa 
La mediazione è economica: i costi della mediazione sono contenuti e le parti li conoscono in anticipo. Efficace: più di 80 incontri su 100 si concludono con un accordo. Questo è rispettato dalle parti perché frutto di un'intesa consapevole e basata sull'interesse comune. Quando utilizzare lo strumento? «La mediazione va utilizzata in tutti i casi in cui è interesse dell'azienda mantenere un rapporto commerciale con l'altra parte; se si vuole evitare che informazioni relative alla controversia diventino di pubblico dominio; la rapidità della risoluzione della controversia è prioritaria ad ogni altro interesse; la decisione in diritto della controversia non è prioritaria per l'azienda; i costi vanno minimizzati», spiega l'avvocato Cavalieri. 

Rapidità 
Alcide Luini, segretario della Camera sostiene che «la complessità dei rapporti commerciali tra i due Paesi, intensificatisi in modo esponenziale negli ultimi decenni, rendeva necessaria la messa a disposizione del know how per una gestione rapida, riservata e a costi contenuti del contenzioso che può insorgere. Dovevamo perfezionare uno strumento che permette il dialogo, le aziende cinesi trovano un supporto a Pechino, le nostre a Milano, ma l'obiettivo è uno solo: parlarsi per risolvere le differenze culturali e legislative. La domanda di questo tipo di giustizia c'è, ed è forte». 

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